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lunedì 12 novembre 2007

Arriva l'anti Digital-Divide italiano!-articolo pubblicato su Zai-net

NUOVE TECNOLOGIE

ARRIVA L’ANTI “DIGITAL–DIVIDE” ITALIANO!

WiMAX: COS’E’, CHI L’HA VOLUTO, A COSA SERVE E PERCHE’ CAMBIERA’ LE NOSTRE ABITUDINI.

Di Gioele Maria Pignati, 18 anni

Fabriano (AN)

www.gmparticoli.blogspot.com

Sembrava la fine del mondo: nel cielo rabbuiato spiccavano le masse informi di nuvoloni neri come la pece e la pioggia, furiosa, picchiettava contro il cappuccio dell’impermeabile fradicio. Finalmente il portone d’ingresso s’aprì e sbucò da dietro di esso il profilo paffutello di Nicola, un mio caro amico delle elementari, che, tutto fremente e gesticolante, mi invitava ad affrettarmi all’interno dell’abitazione. Incuriosito da quel suo strano atteggiamento cercai invano di chiedere spiegazioni a riguardo, ma niente, doveva trattarsi di una sorpresa. Mi trascinò dentro con veemenza e, senza lasciarmi neppure il tempo d’appendere la giacca ancora gocciolante, con un colpo alla porta, disgraziatamente per lei a vetri, che nemmeno al “saloon”, ci ritrovammo in sala. Il dito indice di Nicola era puntato in direzione di un mobiletto scuro addossato al muro antistante. Sopra di esso c’era un computer completo, con schermo in stile scatolone e “tower” ad altezza grattacielo. Espressi la mia disapprovazione: anche la mia famiglia possedeva un computer in tutto e per tutto simile a quello, cosa c’era di tanto speciale? Il volto di Nicola s’illuminò di un ghigno che aveva del terrificante. Guardai una seconda volta e finalmente compresi: accanto alla macchina principale c’era un grosso scatolotto di plastica con due o tre led luminosi accesi. Da questo partiva tutta una serie di cavi e cavetti di colore e trasparenza differenti, alcuni collegati all’unità principale, altri alla presa di corrente e, strano a dirsi, uno inserito nella presa telefonica. Non riuscivo affatto a capacitarmi di cosa potesse essere quell’oggetto tanto arcano e venerato, né a cosa sarebbe mai potuto servire. Fortunatamente Nicola, a metà tra lo spavaldo e il trepidante, giunse in mio aiuto repentinamente: “Non riesco ancora a crederci, papà ha comprato il computer con “Windows 95” e lo ha collegato in rete. Ora abbiamo internet!

CHI VA PIANO VA SANO E VA LONTANO?

A ricordarlo, oggi mi vien quasi da ridere. Pensare che a quel tempo già riuscire a scaricare un’immagine in bassa risoluzione, cosa che poteva richiedere anche diversi minuti, era un’importante conquista. Con l’avanzare degli anni, ovviamente, di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. Come un piccolo ragno silenzioso, il web ha teso la sua tela agganciandosi ora ad un'altra casa, ora ad una nuova azienda. La realtà odierna è quella che conosciamo e che, anche per merito di una pressante campagna di marketing, è proprio sotto gli occhi di tutti. Internet ora è una ricca vetrina d’immagini e di fluide animazioni, c’è la posta elettronica che permette di inviare documenti in tempo reale, ma non solo, ci sono pure le chat, i forum, i blog, la radio, la tv digitale e chi più ne ha più ne metta! Insomma non c’è aspetto della nostra vita che non sia trattato dal grande villaggio globale, un’infinita fonte di risorse per il mondo del lavoro e, sì, anche dello svago. Tutto ciò soltanto grazie alle nuove tecnologie di connessione estremamente veloci, che noi italiani siamo soliti definire con l’altisonante appellativo di “Banda larga”. Sulla carta tutto bene, il nuovo sistema di cavi a fibre ottiche, perlomeno a detta degli esperti, dovrebbe permettere una connessione tanto veloce da poter scaricare l’intera trilogia di Matrix nel lasso di tempo necessario ad accendere la macchinetta e a prepararsi un buon espresso. In pratica, invece, le cose stanno in un modo un pochino diverso, lo testimoniano infatti le migliaia di lettere di protesta che da qualche mese a questa parte hanno letteralmente sommerso gli uffici del ministero delle telecomunicazioni. L’Italia in confronto ad altri paesi dell’unione europea, parlando d’internet viene definita un paese del terzo mondo. Ancora più precisamente si parla di “Digital Divide” (divario tecnologico), ovvero dell’estremo grado di arretratezza delle nuove tecnologie applicate al web. Molte linee telefoniche, soprattutto quelle dei centri storici e dei paesini di montagna, si basano ancora sul vecchio sistema, consentendo così una navigazione o molto lenta, o, nel peggiore dei casi, impossibile. Andrebbero costruiti impianti moderni, compiuti nuovi scavi, rinnovate le vecchie centraline anteguerra ed in generale, andrebbe esteso il servizio ad un po’ tutto lo stivale, ma ciò significherebbe soldi, troppi soldi, e, si sa, che quando il ritorno economico non c’è imprenditori e capi d’azienda preferiscono investire altrove.

CHI L’AVREBBE MAI DETTO?

A fare una proposta veramente risolutiva nei confronti di quello che per la maggior parte del popolo italiano cominciava a diventare un vero e proprio problema esistenziale ci pensò a suo tempo il ministro delle comunicazioni Paolo Gentiloni: se in Italia costruire nuove linee tra catene rocciose e brulle vallate irte di mortaiolo e granito è così difficoltoso allora internet passerà attraverso l’etere, nell’aria, sotto forma di vere e proprie onde radio. Il sistema in questione si chiama WiMAX, (Worldwide Interoperability for Microwave Access), ed è già stato sperimentato con successo in alcuni paesi, come l’Amazzonia e la Corea del sud. Basta disporre di sole quattro cose: una stazione emittente dalla quale lanciare il segnale di base, uno o più ripetitori massimo a cinquanta chilometri l’uno dall’altro, una specifica antennina “usb” per la ricezione ed un normalissimo computer per navigare in rete. Tutto veramente buono, peccato che prima di arrivare ad una qualche determinazione ufficiale si sia dovuto attendere per diversi anni, un po’ per colpa del sistema burocratico italiano un pizzico lassista, un po’ per colpa del ministero della difesa che ha impiegato più del dovuto nel liberare la frequenza dei 3,5 Ghz, l’unica utile per il WiMAX. Fatto sta che a questo punto, ritardi a parte, il più sembra fatto: il 15 di ottobre infatti è stata finalmente aperta l’asta di assegnazione delle frequenze sotto l’occhio vigile del ministro stesso. L’Italia è stata suddivisa in 7 macroaree, per un totale di 35 licenze, valide per la durata di ben 15 anni, delle quali 14 destinate a tutti i concorrenti in gara, (aspettiamoci dunque la vittoria schiacciante da parte dei soliti noti), ed oltre 21 riservate alle organizzazioni regionali ed alle new-entry del settore. Al di là delle critiche lanciate dalle associazioni dei consumatori, riguardanti lo scarso ricambio di società ed offerenti sul mercato per colpa di un bando a detta loro non troppo ben ponderato, pare proprio che le richieste di chi lamentava un’eccessiva scarsità del servizio siano finalmente state esaudite. Ora si tratta solo di aspettare e di vedere quanto tempo sarà necessario per costruire e mettere in auge le nuove linee.

NON E’ SEMPRE ORO TUTTO QUELLO CHE LUCCICA

Per quanto positiva e modernizzante sia tutta la faccenda però, sembra che la maggior parte della gente, tutta assorta dall’irripetibile offerta di navigare in rete sempre e comunque a “diecimila miliardi di mega al secondo”, abbia tralasciato un punto fondamentale che già da diverso tempo è causa di dibattiti e ricerche scientifiche: l’inquinamento elettromagnetico. Non guardatemi con quella faccia, non voglio essere né polemico, né guastafeste, soltanto un po’ realista. Il nostro pianeta è già pieno straripante di quelle gigantesche strutture metalliche chiamate antenne, dubito che sia conveniente aggiungerne di nuove. Non è ancora stato dimostrato nulla d’ufficiale a riguardo, ma gli studiosi più coraggiosi tentano comunque di affermare che un’eccessiva esposizione alle onde elettromagnetiche sia, se non dannosa, quantomeno poco salutare. Certo, non si tratta mica della frequenza d’onda devastante della luce solare (parecchi Thz, Terahertz), siamo a livelli nettamente inferiori, ma, considerando l’uso continuo e pedissequo di strumentazioni quali cellulari o Router wireless, e l’esposizione prolungata ad onde radio televisive e radiofoniche, alle quali ora vanno ad aggiungersi anche quelle del WiMAX, non c’è forse il rischio che, a lungo termine, ci si ritrovi di fronte a qualche danno un po’ più grave ed irreparabile di quei disturbi del sonno e di quelle modificazioni genetiche che colpiscono l’emoglobina dei vasi sanguigni periferici, uniche manifestazioni finora dimostrate? Come dicevo non c’è niente d’ufficiale, tuttavia vi dirò che il ritrovarmi sotto un ripetitore della Rai e il veder accendersi di luce propria un tubo fluorescente che tenevo stretto tra le mani, non fu proprio la più piacevole delle esperienze della mia vita. Speriamo soltanto che non debba scapparci il morto anche stavolta perché qualcuno guardi con più serietà alla faccenda. Quello che ci aspetta è insomma un futuro fatto, come al solito, di pro e di contro. Se da una parte abbiamo la manna dell’internet a banda larga su scala mondiale, dall’altra rischiamo d’incappare in un rischio, le cui conseguenze non conosciamo ancora sufficientemente. Nell’attesa di nuovi sviluppi tutto quello che possiamo fare è aspettare fiduciosi ed incrociare le dita!

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IO NON CI STO!

Arriva dopo ben due anni d’attesa il tanto acclamato bando sull’assegnazione delle frequenze WiMAX, ma ecco subito un nuovo marasma di proteste e critiche. Molte amministrazioni comunali, considerate la potenza e l’affidabilità della rete WiMAX, avevano già finito di realizzare, perlomeno sulla carta, tutta una serie d’inediti servizi telematici basati sulle nuove tecnologie: tra i più rilevanti un sistema di tele-assistenza che avrebbe collegato l’anziano in tempo reale alle autoambulanze del pronto soccorso. Il 15 d’ottobre però, tutte le loro aspettative sono andate in frantumi: infatti la distribuzione delle licenze prevede, da una parte una gara d’asta aperta a tutti e dunque puro appannaggio delle poche compagnie già affermate sul mercato, dall’altra una distribuzione di licenze regionali, troppo costose ed estese, quindi inutili per un’amministrazione pubblica alla quale sarebbe bastata una copertura comunale. L’unica soluzione sta nell’aspettare la costruzione degli impianti da parte dei grandi gestori e nel chiedere loro in affitto una porzione di rete per la propria città. Se qualcuno pensava che con il wi-max sarebbe cominciato una sorta di periodo d’oro dell’internet libero, rimarrà assai deluso.

lunedì 3 settembre 2007

Second Life: your world, your imagination - Articolo publicato su Zai-Net


COSTUME

SECOND LIFE: YOUR WORLD, YOUR IMAGINATION

ESISTE UN’ALTRA REALTA’, UN LIVELLO SUPERIORE DELL’ ESISTENZA CHE SI CELA DIETRO L’ESSENZA PRIMA DELLE COSE. ESISTE UN ALTRO MONDO, UN LUOGO METAFISICO DOVE LA VITA DELL’UOMO PUO’ SVOLGERSI LIBERA DALLE CATENE DELL’UNIVERSO E SVINCOLATA DAGLI STEREOTIPI DELLA NATURA. ESISTE SECOND LIFE!

Di Gioele Maria Pignati

www.gmparticoli.blogspot.com

Era più o meno all’inizio di questa passata “lunga estate caldissima”, per dirla alla Max Pezzali, che capitava di accendere la tv e di scorgere anche per caso il biondo profilo della permanente riccioluta di Irene Grandi, la gradevole cantante premiata per una canzone tutto sommato discreta dal titolo “Bruci la città”. Alzando il volume dell’apparecchio televisivo, nelle sue interviste come in quelle delle meno fortunate colleghe Paola e Chiara, succedeva anche di udire una curiosa e quanto meno fantomatica serie di strani termini che andavano da un oscuro concetto di “avatar” o di “concerto online ad un bizzarro inglesismo tipo “Second Life”. A quel punto sarebbe semplicemente bastato spegnere la scatoletta grigia dal tubo catodico fluorescente e sprofondare nel divano, ma, volgendo lo sguardo verso la pila di giornali stropicciati ammucchiati sul tavolino, non avreste potuto fare a meno di notare, stampato a caratteri cubitali, lo stesso medesimo termine ignoto precedentemente incontrato, “Second Life”. Avreste potuto gettare nel fuoco tutte le riviste per alzarvi e spaparanzarvi comodamente di fronte al computer per controllare la posta elettronica. Come spesso avviene, anche in quel caso sarebbe potuta sbucare dal nulla una nuova invitante pubblicità e così accadeva, dunque, nemmeno a dubitarlo, ricomparivano ancora una volta quelle due stramaledette parole: Second Life.

“BRUCI LA CITTA’ E CROLLI IL GRATTACIELO…” TANTO IO MI RIFACCIO UNA VITA DA ZERO!

Tutto cominciò con un piccolo e sgangherato team di programmatori americani, oggi noto come “Linden Lab”, che, avvertendo la profonda ignoranza di ritorno che ristagnava tra le più disparate classi sociali nel mondo, comprendendo la crescita esponenziale di crisi psicologico - esistenziali di molti individui (timidezza, incapacità di esprimere se stessi ed in generale impossibilità di affrontare con serenità anche le più piccole difficoltà della vita), ma soprattutto, considerando i tempi maturi per un’attività online in “grande stile”, nel 2003 presentò al popolo della rete la prima vera (finta) realtà virtuale, fruibile da chiunque e perfettamente funzionante. Fuggire dalla realtà, oggi come “allora”, resta dunque qualcosa di molto semplice e rapido, tant’è che il tutto si riduce, dapprima ad una breve e necessaria visita al sito del produttore alla ricerca di qualche convincente e, possibilmente persuasiva, spiegazione sull’argomento, poi, una volta comprese le “immense potenzialità” della faccenda, alla compilazione di un banale modulo d’iscrizione identico in tutto e per tutto a quello presentatovi dai forum e dai servizi di posta, con particolare attenzione rivolta, però, al codice della carta di credito dell’utente. Dopo di ciò avrete immediatamente a vostra disposizione un “avatar”, un personaggio 3D, il cui aspetto e la propria personalità dipenderanno essenzialmente da ciò che vorreste diventare, ma che non riuscite ad essere nella realtà. Con questo “alter-ego” potrete così passare i momenti migliori delle vostre giornate incollati allo schermo del PC, esplorando ed ammirando ogni aspetto del formidabile mondo tridimensionale di cui siete appena diventati “residenti”, viaggiando in auto, in aereo, su un disco volante, a bordo di un futuristico hoverboard a propulsione, guidando un mech, librandovi nell’aere alla Peter Pan o, perché no, teletrasportandovi! Dietro lo schermo vi aspettano tutte le località e le attrazioni fittizie che avete sempre desiderato visitare: andiamo da “Apfelland”, la germanica “CITTA’ DELLE MELE” con tanto di “DUBAY TOWERS” nel mezzo, per passare poi alla “piazza delle religioni” sormontata dalle riproduzioni dei più conosciuti edifici di culto del mondo per giungere infine agli straordinari monumenti architettonici, sedi delle principali industrie virtuali della terra come IBM, COCA COLA, TELECOM, ENEL, GABETTI e tante altre. Stando dunque alla presenza di queste aziende avrete sicuramente intuito come sia possibile fare una carriera anche nella vostra nuova bellissima seconda vita, partendo da un umile lavoro da cubista da discoteca per pochi dollari l’ora (già, perché in Second Life l’unica cosa reale sono i soldi delle vostre carte di credito prepagate), diventando poi stilisti, venditori di auto da corsa o improvvisati costruttori di abitazioni, il tutto creato con il programma di modellazione 3D “donatovi” dalla LINDEN LAB con il quale potrete costruire qualsiasi cosa desideriate per poi utilizzarla o rivenderla per migliaia di dollari nel vostro mondo virtuale preferito ad altre persone, come voi a caccia di “grandi affari”. E non osate dire che dalle vostre parti non accade mai nulla di interessante perché in Second Life c’è sempre qualcosa di nuovo, educativo e costruttivo a cui poter assistere: concerti e conferenze di personaggi famosi che non riescono più a far presa nella vita reale a causa dell’emigrazione sociale di massa nel WEB, meeting di missionari gesuiti che, cercando una disperata soluzione al progressivo svuotamento delle chiese nella “First Life”, si sono preposti di portare la religione cattolica nel “NUOVO MONDO VIRTUALE”, politici alla di Pietro che, tentando di promuovere la propria persona con “disinteressate” campagne promozionali, spesso e volentieri si ritrovano a fronteggiare persino nei loro quartier generali 3D scioperi e manifestazioni con tanto di cartelli e striscioni denigratori, finte università e campus dove improvvisati professori pretendono di insegnare l’inglese o dove, gli “studenti”, ormai incapaci di apprendere fatti ed avvenimenti mediante un semplice libro di storia, si ritrovano ad interrogare un pupazzo con le fattezze di Garibaldi o di Leonardo da Vinci per apprendere qualche informazione sulla sua vita, episodi di porno – pedofilia intercettati in seguito allo scambio da parte di un nutrito gruppo di avatar di certe immagini raffiguranti alcuni minori costretti in atteggiamenti non propriamente virtuosi ed ovviamente, attentati, per mezzo di autobomba e di ordigni nucleari, usati da presunte cellule terroristiche, le quali, tramite Second Life, avrebbero potuto simulare i prossimi attacchi e gestire scambi di denaro attraverso canali totalmente privi di controllo. Ecco dunque cos’è Second Life, è l’occasione più unica che rara di gettare per sempre la vostra vita alle ortiche, rinunciando ad amicizie vere, ripudiando la possibilità di condividere degli affetti e di creare una famiglia, rifiutando il perseguimento di ambizioni e di carriere lavorative reali. Sono ormai 9.000.000 gli utenti ad aver cominciato la loro nuova vita all’interno di questo vasto teatrino mediatico - commerciale, un paradiso terrestre dove nemmeno la morte può far paura. Mancate soltanto voi in questa fantastica terra delle meraviglie!

TUTTI “PAPERONI” CON SECOND LIFE!

Argomento molto discusso da giornali del calibro di “Business Week” è stato quello della possibilità offerta da S.L. di fare affari veri in realtà virtuale. Ecco i nomi dei presunti “virtua – nababbi”:

Anshe Chung: una cinese trapiantata in Germania, avrebbe rivenduto lotti di terreno virtuale acquistati per una becca a cifre astronomiche, (tra i 1200 e i 1600 dollari), riuscendo a guadagnare in tutto circa un milione di dollari. E’ stata questa enorme cifra a far scattare per prima la molla del fenomeno mediatico.

Philip Rosendale: uno dei creatori di Second Life, tra terreni, vendita di immobili, arredi, vestiti e mezzi di trasporto, (ovviamente tutto virtuale), avrebbe guadagnato insieme alla compagnia un qualcosa come diciannove milioni di dollari.

Reuben Steiger: ha creato una società virtuale di consulenza aziendale. Il suo “lavoro” risiede nel collaborare con le grandi aziende intenzionate ad aprire la propria sede all’interno di S.L. che però non sanno dove cominciare. Reuben si occupa di procurare loro un edificio o di aiutarli ad inserirsi nell’ambiente in modo meno traumatico. Anche nel suo caso si parlerebbe di milioni di dollari.

Kevin Alderman: l’immancabile pappone della situazione. Qualche anno fa avrebbe realizzato la riproduzione del quartiere a luci rosse di Amsterdam per poi rivenderlo su E-Bay a 50.000 dollari.

Ragazzi, sinceramente, credo che la “Real Life” abbia molto di meglio da offrire rispetto a quattro inafferrabili illusioni messe in croce…



IL VIRTUALE VA DI MODA

Non solo Second Life. Trascinati da quella che sembra esser diventata una vera e propria moda, sono spuntati come funghi decine e decine di nuovi simulatori di vita sociale online. Basta interrogare la rete per rendersi conto di questa nuova triste realtà. Almeno gli psichiatri son contenti: se da una parte si parla di falsificazione e di annullamento dei rapporti umani, in alcuni casi il virtuale può tornare utile: ad esempio nell’osservazione dei comportamenti del malato psichico, che strappato da un contesto reale può esprimere sinceramente desideri e volontà proprie altrimenti insondabili.

giovedì 2 agosto 2007

E tu sei operativo? - Articolo pubblicato su Zai-Net

HI-TECH

E TU…SEI OPERATIVO?

“IL PINGUINO, LA FINESTRA E LA MELA”
VI REGALIAMO UNA BUSSOLA PER ORIENTARVI NELL’IMMENSO MERCATO DEI SISTEMI OPERATIVI PER IL VOSTRO COMPUTER!

Di Gioele Maria Pignati

Gli indimenticabili e bollenti anni settanta… quante novità ci regalarono… i mitici pattini a rotelle, i Muppets, la mai troppo osannata serie di Starsky e Hutch, le palline matte, Wonder Woman e quegli incredibili computer che entravano a mala pena in una stanza… un turbinio di circuiti e di valvole inanellati in alte torri di metallo dalle quali fuoriuscivano interminabili sequenze di dati, la cui decifrazione era affidata esclusivamente a qualche genio della allora nascente scienza informatica, di quelli classici, con l’inquietante camice bianco in stile mattatoio, gli occhialoni squadrati da secchione (possibilmente con le stanghette marroni simil-legno) e l’inspiegabile calvizia precoce! Il tempo passava inesorabile e, strano a dirsi, ma sempre più gente, specialmente all’interno delle università, cominciava ad avvicinarsi a quel magico e ingombrante strumento di calcolo, per cercare di comprenderne il funzionamento o per sperimentare attività che, fino ad allora, erano risultate assolutamente impensabili. Persisteva però, ancora un grave problema: l’unico modo per poter usufruire del computer stava letteralmente nell’impartire ordini alla macchina, attraverso complicatissimi linguaggi scritti, mediante tastiera. Fu allora che alcuni di quei geniacci cominciarono ad elaborare il modo di rendere alla portata di tutti ciò che fino a quel momento sarebbe stato possibile svolgere solo attraverso l’applicazione di lunghi algoritmi matematici, finendo per lanciare sul mercato intorno alla metà degli anni ottanta i primi sistemi operativi WIMP (“windows, icons, mouse, pointer” ovvero “finestre, icone, mouse, cursore”), gli stessi, certamente più rozzi, con meno potenzialità e assolutamente antiestetici, che oggi troviamo installati sui computer di tutto il mondo… tanto semplici da usare da aver aperto la strada ad un pubblico prima semplicemente impensabile,(ve la sareste mai immaginata una veneranda signora di settant’anni intenta ad elaborare un flusso di dati estrapolato da un calcolatore elettronico?), ora aiutandoci nella stesura di un testo, ora donandoci grandi momenti di svago con musica e film o ancora collegandoci in un istante al mondo intero attraverso web e posta elettronica.

FAI LA SCELTA GIUSTA!
Al giorno d’oggi il computer, insieme al lettore Mp3 ed al cellulare “tuttofare”, è diventato un vero e proprio oggetto del desiderio, in grado di catalizzare l’attenzione delle grandi masse e degli onnipresenti Mass-media. Pare però che molte persone ancora non siano riuscite ad orientarsi nel grande mondo dell’informatica, sempre più ricco, sempre più articolato e soprattutto sempre più inflazionato dalla presenza di nuove soluzioni ed offerte. Una fra le questioni più discusse resta specialmente quella della scelta del sistema operativo da installare nel proprio nuovo computer, di certo un punto molto scottante e delicato, anche tenendo conto delle spese estremamente elevate al momento dell’acquisto e del rischio di ritrovarsi l’ennesima bufala fra le mani, (così oltre al danno pure la beffa!). Dunque, proprio per evitare questo, compiremo, mano nella mano, una breve passeggiata tra ciò che il mercato potrà offrirci per tentare di uscirne al meglio! Per prima cosa è bene non lasciarsi prendere dal panico, poiché, pur rischiando di restare travolti dalle decine di nomi e marchi, (Windows, Macintosh, Linux, Bsd, Amiga, Unix, Aros ecc.), che ci circonderanno prepotentemente alla prima occasione, dopo poco ci si renderà conto dell’effettiva inutilità di molti tra questi, essendo o poco funzionali o, ancora peggio, troppo poco amichevoli per i comuni mortali, (in gergo tecnico user-friendly). Tagliandone fuori uno per antipatia od un altro per un qualche difetto, alla fine è stato il pubblico stesso a compiere una sorta di “selezione naturale” in puro stile “Darwiniano”, dando la possibilità di sopravvivere nel tempo solo a particolari “specie”, relegando le altre alla nicchia del free-ware, (ovvero i cosiddetti programmi gratuiti realizzati esclusivamente a scopo didattico o dimostrativo). Seguendo tale criterio ad oggi gli unici ad esser riusciti a dire la loro persino in un paese tanto “disinformatizzato” come l’Italia sono stati, l’ormai strafamoso odiato \ amato Windows, realizzato dal colosso americano della Microsoft, (il piccolo impero plurimiliardario con a capo il simpatico zio Bill Gates), sistema giunto, dopo la versione “XP”, all’ultimo aggiornamento denominato “Vista”, rappresentato sempre dal marchio della finestra quadricroma svolazzante in un limpido cielo azzurro, Mac-Os, (Macintosh), realizzato dalla Apple per funzionare esclusivamente sui potentissimi ed eleganti computer della stessa azienda, caratterizzato dall’indimenticabile simbolo della mela grigia ed ormai giunto alla sua ultima versione “X Leopard”, ed infine, ultimo, ma non meno importante Linux, il sistema operativo indipendente e soprattutto gratuito, riconoscibile dal fastidioso faccino del pinguino pasciuto, nato come forma di protesta contro il monopolio egemonico della Microsoft. A questo punto però vi chiederete cosa spinga la gente a sceglierne uno piuttosto che un altro… le risposte sono essenzialmente due: la più diffusa, purtroppo, sta nell’ignorare l’esistenza delle “alternative”, il che ha portato la maggior parte degli italiani, seguendo la mastodontica campagna di marketing, ad installare nei propri computer, a casa, in ufficio, nelle scuole e in diverse strutture pubbliche, Windows in tutte le sue forme e versioni, l’altra risposta invece riguarda tutte le altre persone che, basandosi sulle proprie esigenze, hanno trovato più conformi ed adatti Mac e Linux. Non che Windows sia un brutto sistema operativo, (anzi, è anche riuscito a migliorarsi notevolmente col passare del tempo e degli aggiornamenti), ma non è mai stato in grado di tenersi al passo coi tempi e, specialmente, con le possibilità della gente, pur avendo lasciato dietro di se una convinzione a volte del tutto contraria! Sinceramente, se proprio dovessi consigliarvi, io suggerirei Mac, un tempo assolutamente diverso dal prodotto “Made in Microsoft” ed ora, totalmente alla pari per ciò che concerne videoscrittura e lavoro in genere, addirittura superiore nel campo dello svago, con, ad esempio, la possibilità di convertire qualsiasi vostra canzone in mp3 per poi salvarla ed organizzarla in una lista di rapidissima consultazione, che, volendo, vi permetterà persino di trasferire il tutto sul vostro amato I-Pod ( il mitico lettore Mp3 della Apple), ed infine irraggiungibile per la comodità di consultazione di documenti e file, il che, a differenza di Windows, potrebbe avvenire anche e solo con l’utilizzo di un’unica cartella, il versatilissimo “Finder”. Discorso a parte per Linux, il prodotto dedicato esclusivamente ai veri anticonformisti, valido quanto e più dei primi due, ma forse un po’ troppo complesso da utilizzare, complice anche la scarsa compatibilità di accessori e periferiche tra cui stampanti e mouse, il che mi porta a sconsigliarlo ai non addetti ai lavori relegandolo ai soli onnipresenti “smanettoniÒ”. In fin dei conti quindi, a meno che non siate dei “videogiocatori” incalliti e pertanto necessitiate assolutamente delle caratteristiche presenti in Windows, da comune mortale, inviterei anche voi ad aderire alla politica basata sulla semplicità e sulla versatilità che, ormai da anni, contraddistingue il simbolo della mela morsicata… e se mai vi ritrovaste nuovamente a scegliere, ricordatevi solo che il vostro computer alla fine dovrà comunque essere duttile, pratico, ma soprattutto rilassante, perché, si sa, la vita da sola è già troppo frenetica!


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LA CLASSIFICA E OPINIONI DELLA GENTEEcco come l’opinione pubblica ha commentato i principali sistemi operativi, (le affermazioni riportate in questo box sono estrapolate dai forum presenti sulla rete):1)Macintosh: “il mac non è perfetto, d'accordo... ma rispetto a windows, rispecchia la perfezione assoluta!e poi non bisogna essere ricchi e snob per comprarsi un mac...”2)Linux: “Quando mi dicevano che linux è meglio la mia risposta è sempre stata: Sì, è meglio ma è inusabile.Datemene una versione usabile da chiunque e soppianterò Windows, finché Linux sarà per sistemisti non avrà mai alcuna possibilità di uscire dalla sua nicchia. E' però vero che la nuova versione sembra molto ben fatta anche per l'aspetto desktop.” (da3)Windows: “compralo e mettilo da parte in quanto ci saranno una marea di aggiornamenti e non vorrai incasinare il computer; sono circa 4 giga di programma quindi il computer diventa una lumaca se non hai il pentium duo; il mio collega lo ha sul computer e si lamenta x' la metà dei programmi non funziona” (da “Yahoo Answers”)

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E SE NE VOGLIO SAPERE DI PIU’…Se l’argomento trattato vi ha incuriosito / stuzzicato / infastidito / disturbato ecc. e volete farvi una cultura a riguardo, una buona idea sarebbe quella di girare tra forum, blog e siti amatoriali nei quali potrete chiedere spiegazioni e, se lo desiderate, informazioni più tecniche. Ci sarebbe anche un’altra possibilità, ovvero aprire Google e digitare la parolina magica “Wikipedia” per raggiungere la più grande e completa enciclopedia libera on-line mai realizzata e cercare una risposta alle vostre domande!